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Storia di Asciano

Senio e Aschio figli di Remo. Uno seduto sulla sponda del torrente Tressa, l'altro sul fiume Ombrone. Ciascuno con i propri seguaci, ognuno con il proprio silenzio, nei loro occhi il terrore per essere sfuggiti alle persecuzioni dello zio Romolo, re di Roma, unici alleati i mandriani e i boscaioli etruschi. Intorno, il deserto che evoca tempo e spazio e che richiama le ragioni dell'uomo e dell'esistenza - come canterà l'arte poetica di Mario Luzi - nel cuore già il calore di una terra che di lì a poco li avrebbe accolti e la consapevolezza di fondare qualcosa di grande: Siena, la città di Senio, Asciano la terra di Aschio. O forse al viaggiatore piace immaginare che il nome Asciano derivi da Axianum, il proprietario di quella parte di mondo compresa tra il corso dei due fiumi Ombrone e Asso? Axianum, fondo axiano: forse dal nome del capostipite della famiglia etrusca Axia. Perciò Axio sarebbe stato l'eponimo della gente axiana. Da qualunque parte si voglia guardare affonda nella notte dei tempi, sospesa tra mito e leggenda, la nascita di Asciano.

E profuma di storia. Un profumo che dura nei secoli e che si respira ancora negli angoli delle strade, nei colori della terra, nei ricordi e nelle parole di una popolazione che ha mantenuto nel suo vissuto quel senso di dignità che appartiene alle grandi dinastie. Come quell'appellativo di Paese del Garbo conquistato sul campo di battaglia con il valore delle armi e la fedeltà a Siena durante la battaglia di Montaperti (4 settembre 1260). Lo strazio e 'l grande scempio che fece l'Arbia colorata di rosso... cantò il Sommo Poeta nel decimo canto dell'Inferno. Una battaglia che valse l'epiteto di garbati
ascianesi. Ma etrusche sono le origini di Asciano almeno fino al II secolo d.C. con insediamenti di capanne e villaggi. E che questa fosse la loro terra lo dimostrano i corsi d'acqua e i luoghi che ancora portano nomi etruschi come l'Asso, il torrente che si butta nell'Orcia dopo aver tagliato il Lecceto; Vèscona, la celebre area delle Crete, Causa, il fiumiciattolo che termina il suo corso nell'Arbia. O i recenti ritrovamenti di tumuli e sepolcri come Poggio Pinci e il Molinello sul versante occidentale del Lecceto. Quello del Molinello è un tumulo con tombe a camera, che risale ai secoli VII-VI a.C. e apparteneva alla famiglia dei Marcni. D'un tratto la polvere che si alza in lontananza sulle strade bianche, sono le legioni romane che giungono a fondare colonie a immagine di Roma. Una villa patrizia con uno splendido mosaico sopra il vallone della Lama testimonia la nascita del villaggio di Asciano. Fu scoperto nel 1899, seminterrato in un orto, presso l'attuale via del Canto. Decorato con tessere musive policrome, che arieggiano il lavoro di un'elegante raffinata tarsia, si compone di stelloni a otto punte e di rosoni, alternati con foglie dentate disposte a croce.

È il 568, quando i Longobardi avanzano sull'Italia bizantina. Castelli, parrocchie, contadini e artigiani abitanti di un borgo che assume già vaste dimensioni entrano a far parte della curtis regia. Controllando la produzione si usufruiva delle rendite e si riscuotevano i tributi dal popolo. Alle cronache del 715 sono affidati i racconti di una lite tra il Vescovo di Arezzo e quello di Siena, a causa di alcune Pievi e soprattutto del Battistero di Sant'lppolito, che poi fu trasportato nella Chiesa Romanica di Sant'Agata. Con la nomina di Re Carlo a Imperatore (notte di Natale dell'800) Asciano diviene contea.
Dalle porte di Siena fino al castrum di Montepulciano si estendeva l'intero territorio che durante il Mille diviene appannaggio dei Conti Scialenghi di origine franca. Scialenga era anche il nome della strada che da Siena arrivava ad Arezzo e che segnava il confine nord da dove partiva la via Lauretana e quella di Monte Sante Marie. Tra Medioevo e età moderna Asciano assume un importante ruolo economico. Da piazza commerciale, ricca di fiere e mercati in cui si smerciavano cereali, foraggi, vino e olio, a luogo rinomato per le industrie tessili, del cuoio e della ceramica, la cui produzione durerà fino alla metà del XIX secolo. L'importanza economica della terra di Asciano risale all'anno 1126 quando era feudo della potente famiglia dei Cacciaconti. Le sue terre ricche e feconde nel 1168 diventano ambite mete per la Repubblica di Siena che fece guerra ad Asciano. Gli ascianesi delusi e vinti, assaliti dalla sete di rivincita e bramosi di recuperare le proprie terre, combatterono contro i senesi e rimasero sotto la protezione dei fiorentini fino al 1176. Dopo però, poiché non potevano avere aiuti dalla lontana città, furono costretti a fare la pace con Siena.

Nel 1355 il capitano di ventura fra Moriale pose l'assedio ad Asciano ma a causa del valore degli ascianesi e della forte somma di denaro versata da Siena non portò a termine la sua impresa. «Viene giudicato e ritenuto dagli stessi signori Difensori che sia molto utile al Comune di Siena dimostrare la gratitudine verso gli anzidetti Ascianesi, ricevendoli e ammettendoli tra i Cittadini e la Cittadinanza di Siena». Corre l'anno 1369: i senesi per ricompensare gli ascianesi della loro fedeltà li dichiarano cittadini di Siena. Essendo poi cresciuta la popolazione nel 1416 gli ascianesi chiesero e ottennero il permesso di fare tre mercati, perché uno solo nell'anno non serviva più ai loro traffici commerciali. Un altro poi fu aggiunto per la Festa di Sant'Agata patrona di Asciano; mercati che vengono effettuati fino al 1432, anno in cui si accentuarono le ostilità tra senesi e fiorentini.

Nel 1676 la popolazione di Asciano e della sua corte era di 1506 abitanti. Le arti, le professioni e i mestieri erano assai fiorenti. Sappiamo che vi erano 3 concerie, 4 calzolerie, 5 vasari, un cappellano, 3 tintorie, 4 macellerie, 2 legnaioli, 4 rivendite di vino, 5 pizzicherie, 2 lanaioli, 4 mercanti di panno, un sarto, 6 negozi di generi diversi, 4 osterie.
Anche nella fase discendente, il borgo ha seguito il percorso di Siena, passando sotto il dominio dei Medici prima e dei Lorena dopo. Con il plebiscito dell'11 e del 12 marzo 1860, infine, fu annesso al regno di Sardegna, diventando successivamente un centro dinamico della provincia senese.

 

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